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“Le stelle sono buchi nel cielo da cui filtra la luce dell’infinito». L’antica massima di Confucio, testimonia l’i mportanza che, fin dalle epoche più remote, questi corpi celesti hanno rappresentato per l’uomo. E se oggi abbiamo la possibilità di ammirarli un po’ più da vicino, il merito va a Galileo Galilei, che quattrocento anni fa, puntò verso il cielo il primo cannocchiale della storia (era il 1609). Proprio per ricordare quell’evento, l’O nu, con il patrocinio dell’Unesco, ha proclamato il 2009, Anno Internazionale dell’Astronomia (www.astronomy2009.it).

Un pretesto in più per alzare lo sguardo al firmamento e godere di uno spettacolo che va al di là di aggettivi come speciale, magico. In tutta Italia, si susseguono eventi, spettacoli all’aperto, incontri culturali, esposizioni. Quale occasione migliore, dunque, per dirla con Dante, per «uscire a riveder le stelle» e riappropriarci del contatto con l’arcaico modo di sognare. Da dove partire? Sicuramente da Firenze. La città rende omaggio alla vicenda umana e intellettuale di uno degli italiani più geniali della storia con una ricca mostra, Galileo. Immagini dell’universo dall’antichità al telescopio, a Palazzo Strozzi (www.palazzostrozzi.org, fino al 30 agosto).

Un viaggio nel tempo che inizia con le visioni mistiche e poetiche dell’antico Egitto e della Mesopotamia, e si conclude con il pezzo clou che rappresenta il simbolo delle celebrazioni galileiane: il cannocchiale che l’astronomo toscano realizzò per il Granduca Cosimo II. Uno strumento prezioso anche nella manifattura: legno, pelle, decorazioni in foglia d’oro, oltre ad avere venti ingrandimenti e quindi ben più potente rispetto a quelli già esistenti, che utilizzavano comuni lenti da occhiali. Anche Pisa, festeggia il suo più famoso cittadino (vi nacque il 15 febbraio 1564), con un’altra
esposizione Il cannocchiale e il pennello.

Nuova scienza e nuova arte nell’età di Galileo (www.galileoapisa.it, fino al 19 luglio), in cui si evidenziano le letture, le prime opere ed esperienze del grande genio. Ma lo sguardo che scruta il cielo, torna a creare lo stato d’animo degli uomini che vissero in secoli lontani, affascinati dalle stelle, cui attribuivano la capacità di influenzare il destino di ciascuno. Oggi si guarda alle stelle per sentirsi romantici, esprimere un desiderio e ci si emoziona di fronte a questa immensità. Per poterle ammirare appieno è necessario, però, trovarsi in un angolo selvaggio, isolato, lontano dalle luci dei centri abitati, dove impera l’inquinamento luminoso.

In Italia queste zone “incontaminate” e “più buie” si possono trovare nella Maremma Toscolaziale, in Sardegna e in Basilicata, più alcuni punti delle Marche, della Puglia (www.cielobuio.org). Sono terreni fertili, per praticare lo starwatching, ovvero andar per notti con il naso all’insù. L’Orsa Maggiore o la Chioma di Berenice? Vega o Deneb? Per orientarsi nel cielo, così come si fa sulle strade, si può andare a Perinaldo, in Liguria.

Questo grazioso borgo medievale, poco distante da Apricale, guarda oltre gli orizzonti, grazie all’orografia del luogo, che convoglia in quota venti costanti, tali da impedire lo stazionamento delle nubi. Qui è situato l’osservatorio astronomico dedicato a Giovanni Domenico Cassini, originario del paese (1625-1712), scopritore della divisione degli anelli di Saturno. Dispone di una specola, che spunta dal tetto sovrastante il cortile del Municipio, e propone serate di osservazioni, sia al telescopio fisso in cupola che a quelli mobili in cortile.

E perché non perdersi in un lago di stelle? A Mantova, nel chiarore del plenilunio, si scivola dolcemente sull’acqua, tra i canneti: un punto di osservazione insolito, avvolti dalla leggera fragranza che si diffonde dai fiori di loto, bagnati dalla rugiada della notte (Associazione per il Parco tel. 333-5669382). Sempre al Nord, ma verso l’Est, è Cortina ad essere ancora più affascinante sotto le stelle. L’Associazione Astronomica locale, organizza Dalla Terra al Cielo (dall’11 luglio 2009 al 5 gennaio 2010, www.dallaterraalcielo.it) con cene a tema “stellare” presso i rifugi dolomitici e corsi di astronomia.

Spostandoci in Toscana, nella zona delle vie Cave Etrusche, tra Pitigliano, Sorano e Sovana, le cosiddette “tagliate” (lunghi percorsi, ricavati dal taglio della roccia tufacea, come enormi corridoi), si tocca l’apice in fatto di armonia tra storia, cultura, natura e paesaggio: è questo un altro comprensorio ideale per andar a caccia di galassie, pianeti e costellazioni (non è raro incontrare gruppi di appassionati con il proprio telescopio).

Per fare una buona “pesca” stellare, anche il Lazio, offre diverse occasioni. Dal Viterberse con l’osservatorio dei Monti Cimini, a 800 metri d’altezza, gestito dall’astronomo Paolo Candy, eclettico personaggio, che propone visite e corsi (su prenotazione prenotazione tel. 338-1439673), alla Riserva di Tor Caldara, nel Comune di Anzio (tel. 06-98499421) che a luglio (4-17-24) e il 1° agosto organizza osservazioni “in diretta”. Un’altra terra promessa degli astrofili è la Basilicata, un angolo di mondo dove i grandi spazi danno l’idea che il manto blu tocchi la terra.

Privilegiate sono anche le Piccole Dolomiti Lucane: l’orografia e la mancanza di ostacoli visivi ad ampio raggio sono condizioni ideali, perfino se si preferisce compiere le esplorazioni ad occhio nudo. Invece, nelle notti limpide, così frequenti in queste terre isolate, lungo la strada che congiunge Matera all’entroterra, dove nessuna luce offusca la visione – è difficile persino incrociare i fari di altre auto – alzando gli occhi in alto, si possono scorgere la Via Lattea o Sirio che è ventisei volte più luminoso del sole.

Infine, dal belvedere di Matera, compreso nel Parco delle Chiese Rupestri (raggiungibile dalla SS 7 per Laterza) si può godere non solo di un meraviglioso spettacolo celeste ma anche ammirare la cavea dei Sassi, come si aprisse un sipario su un altrettanto paesaggio fantastico. Del resto, al viaggiatore che, un tempo, vi giungeva dopo il tramonto, la città si offriva come “specchio del cielo stellato” poiché a sera era rispettata l’usanza di accendere una lanterna davanti a ogni abitazione scavata nel tufo.

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