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Uno dei timori che maggiormente assillano i viaggiatori in procinto di imbarcarsi è quello di rimanere coinvolti in un scontro in quota con possibilità praticamente nulle di salvarsi. Si tratta però di una paura tutto sommato ingiustificata. I dati più recenti infatti, pur non parlando di collisioni vere e proprie che sono fortunatamente così poche da non permettere l’elaborazione di statistiche attendibili, ci dicono che una volta ogni 100.000 ore di volo si ha un “airprox”, termine che in gergo indica tutte quelle situazioni in cui un aereo si è trovato “troppo vicino” ad un altro.

Ma quanto “vicino” è questo “troppo vicino”? Dipende… perché quella che noi chiamiamo “separazione minima” viene stabilita sulla base di un tempo o di una distanza che cambiano in funzione del tipo di assistenza fornito dagli impianti di terra (come i radar) e da quelli di navigazione di cui l’aereo è dotato.

E se nelle immediate vicinanze di un aeroporto particolarmente congestionato e munito di controllo radar si parla di circa sette chilometri, il margine si moltiplica quasi per venti nelle zone oceaniche, dove il radar non c’è e le comunicazioni radio sono spesso difficoltose: in questo caso due aerei che volano nella stessa direzione e alla stessa quota devono stare ad almeno dieci minuti l’uno dall’altro.

Ma gli aerei non viaggiano tutti nella stessa direzione, e spesso le loro rotte si incrociano: è per questo che le aerovie, le “autostrade” dei cieli, hanno diverse corsie, solo che le nostre, anziché essere una accanto all’altra come nelle autostrade terrestri, sono sovrapposte e tra ognuna di esse c’è uno “spartitraffico” di almeno 300 metri di cielo libero. Si chiamano “livelli di volo”, e se uno di essi può essere occupato per andare, supponiamo, a nord, quelli immediatamente sopra e sotto servono per fare rotta verso sud.

Dove invece le collisioni sono relativamente frequenti è, paradossalmente… al suolo, e quasi tutte con automezzi che circolano nelle aree di parcheggio, a ennesima dimostrazione del fatto che volare è molto più sicuro che starsene con i piedi, pardon… le ruote, appoggiate per terra.

Articolo di Pietro Pallini

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  1. il giorno 6-5-2013 sopra la Spagna viaggiavo sul volo Marrakesh-Milano .Alle ore 11.40(ora marocchina) abbiamo incrociato un volo AirFrance .Visto che non ci vedo bene da lontano e la scritta della compagnia aerea francese l’ho letta molto nitidamente,chiedo come fosse possibile essere cosi vicini!!!
    non eravamo di sicuro a 300 metri di distanza(la minima per legge).

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