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Ayutthaya: nel cuore della storia della Thailandia
Ayutthaya: nel cuore della storia della Thailandia
Ayutthaya: nel cuore della storia della Thailandia
Ayutthaya: nel cuore della storia della Thailandia
Ayutthaya: nel cuore della storia della Thailandia

Ayutthaya è capoluogo dell’omonima provincia in Thailandia e può considerarsi un’isola pianeggiante tra tre fiumi, Chao Phraya, Pa Sak e Lop Buri, a soli 72 km in treno da Bangkok. Il suo Parco storico è stato riconosciuto come bene Patrimonio dell’umanità dall’Unesco nel 1991. La città ha conosciuto periodi di grande splendore e prosperità, con intense relazioni commerciali con i paesi dell’Asia e dell’Europa. Attirò infatti commercianti francesi, inglesi, olandesi, giapponesi, portoghesi che la abitavano oltre ad un milione di siamesi. Ayutthaya fu d’altra parte capitale della Thailandia dal 1350; durante gli anni di massima prosperità, cominciati nel XVI secolo, contava tre palazzi reali, 375 templi e 94 porte della città.

Gli europei nel XVIII secolo vi costruirono anche la cattedrale di San Giuseppe. Testimonianza della passata ricchezza è l’oro adoperato per rilegare libri, nei dipinti o negli edifici, compresi gli stupa. Nella seconda metà del ‘700 però la città subì assedi e saccheggiamenti, finché la capitale del regno non passò a Bangkok, dove c’è una copia, nota come Palazzo grande, dell’antico palazzo reale di Ayutthaya. La città fu poi ricostruita più ad est rispetto a dove sorgeva prima di essere devastata dai birmani. Ma le vestigia di un passato così nobile restano ancora accessibili, a prolungarne la memoria, ed offrono panorami mozzafiato, soprattutto quando sono avvolti nella tipica luce violetta del tramonto thai.

I turisti hanno infatti la possibilità di visitare il Museo nazionale di Chao Sam Phraya, che contiene tanti reperti archeologici di grande valore (compresi quelli in oro) trovati negli scavi archeologici della precedente città, o il Centro di studi storici, che risiede un palazzo progettato da architetti thailandesi e giapponesi ed ospita un museo ed una biblioteca. Persistono poi ancora il Palazzo Chandra Kasem, che fu residenza del re Naresuans, o l’ex palazzo di re Boromatrailokanat (1448-1488), denominato Wang Luang, riaperto da pochi anni al pubblico con il padiglione Trimuk. Molti poi gli edifici religiosi, sopravvissuti agli incendi grazie all’usanza di edificarli in pietra, anziché in legno come le normali case;  ad esempio vi troviamo il Wat Mahathat, un tempo centro rituale della città con un prang di 46 metri e sette stupa in miniatura, uno dentro l’altro, che si riteneva contenessero le reliquie di Buddha, o il Wat Phanan Choeng, dove si trova una delle più grandi ed antiche statue di Buddha della Thailandia. E’ consigliata poi una visita alla suggestiva cripta con stucchi del Wat Ratchaburana, costruito da Boromarajathirat II e notevole anche per gli affreschi in rosso ed oro con scene della vita del principe Siddharta, e soprattutto a quello che è solitamente reputato il tempio più bello della città, il Wat Phra Sri Sanphet, con tre grandi stupa (dedicati al re Boromatrailokanat  e ai suoi due figli) e due statue di Buddha alte 10 metri.

I vari edifici storici possono essere visitati prendendo un tuk-tuk, un veicolo caratteristico che è quasi un incrocio tra una moto e un’ “ape” con tanto di lucine colorate e tendine. In alternativa è molto comodo anche muoversi in bicicletta. E’ possibile invece arrivare in città in pullman, o come già ricordato, in treno da Bangkok. La città antica, che si racconta sia stata progettata come un mandala gigante, con fossati e terrapieni ad emblema dei grandi mari, il palazzo reale come centro paradisiaco ed altri edifici costruiti intorno in ordine cosmologico, è ovviamente circondata da quella moderna con pub ed hotel spesso anche in stile occidentale.

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