Lo stile “capri” ha sedotto artisti, intellettuali, dandy, star di Hollywood, che hanno delineato l’immagine dell’isola, in tempi e modi diversi, contribuendo a lanciare Capri nel firmamento dei luoghi più esclusivi del mondo. L’isola-simbolo della fascinosa bellezza italica, un mito che sopravvive e resiste senza soluzione di continuità da 150 anni, e che nulla riesce a scalfire. Perché l’immaginario collettivo l’ha sospesa nel tempo con le sue de anime: quella della bellezza graffiante della sua natura, del silenzio, delle infinite e faticose scale, dei tre faraglioni che sembrano stracciare il mare. E l’altra, più viveur, della Piazzetta popolata da personaggi del jet set internazionale, che ad ogni stagione la confermano quale ombelico del mondo capitale del lusso, della trasgressione, della vita libera.
Capri irrompe in Europa, e poi nel mondo, nell’estate del 1826 quando due pittori tedeschi, August Kopisch ed Ernst Fries, entrano per la prima volta a nuoto nella famigerata Grotta Azzurra. Per Kopisch si tratta di una folgorazione: al suo rientro in patria, la magia del luogo, la sua unicità, con il conseguente bagaglio di emozioni, si diffondono come un tam tam. Ma saranno i paesaggi della scuola di Posillipo, nel terzo decennio dell’ottocento, a diffondere l’immagine delle sue inaudite bellezze attraverso i dipinti e i disegni che, all’epoca, si sostituivano ai moderni reportage fotografici. Tra i repertori più classici Capri con i suoi tanti soggetti. Le marine, la piazzetta, i faraglioni, la grotta Azzurra. Nonostante sia un’isola Capri è aperta e ospitale, e negli anni, cresce la sua fama di tolleranza e sregolatezza. Grazie all’hotel Quisisana, quintessenza della raffinata e calorosa ospitalità italiana, approda a inizio ’900 un turismo fatto di nobili, reali e personalità del mondo della politica e dell’industria.
Nel 1912 i turisti a Capri sono ben 40 mila. Luogo d’incontro è lo Zum Kater Hiddigeigei, il primo caffè letterario di Capri, palcoscenico della dolce vita isolana, a pochi passi da villa Discopoli e da villa Lo Studio, dove sarà ospitato Pablo neruda in esilio. Nel 1938, da mercato della verdura e del pesce, la Piazzetta diventa cuore della mondanità raffinata: ai tavolini all’aperto si siederanno per prendere il caffè Malaparte, Moravia, Ungaretti, Pratolini e Graham Greene. Nel dopoguerra l’ “isola azzurra” diventa il nuovo ritrovo della “Café society” ed esplode la stagione d’oro del turismo internazionale, quello delle feste, delle cene in abito da sera e delle notti bianche. il turismo nel frattempo cambia ma il mito di Capri continua e , se possibile, si rafforza.
Basta recarsi in Piazzetta, magari di primo mattino, affacciarsi da villa Jovis o salire a piedi in cima al monte Solaro, da cui sembra di toccare le nuvole, per sentir battere il cuore dell’universo, anche solo per un attimo.
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Autore: Nadia Fusar Poli
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