Si vuole sia stato lo stesso Publio Elio Adriano, il grande imperatore di origini spagnole, a disegnare l’imponente complesso della sua residenza preferita, la cui costruzione iniziò nel 118 per giungere a termine quasi 20 anni dopo. Villa Adriana, patrimonio dell’UNESCO, nonostante abbia ancora molte costruzioni interrate, vanta il primato di essere la più grande villa mai costruita nell’antichità ; si ritiene infatti che occupasse circa 120 ettari di terreno. Alla maestosità delle dimensioni corrispondeva fastosità negli arredi degli ambienti, che riproducevano strutture e stili tipici delle provincie orientali dell’impero, oggetto di ripetuti viaggi e soggiorni da parte di Adriano.
L’incantevole posizione e la straordinaria ricchezza d’acqua, vi attirarono i successori di quel princeps a partire da Antonino Pio e fino a Diocleziano, che la utilizzarono come villeggiatura. Dopo Costantino, che iniziò a spogliarla degli arredi, fu preda di numerosi saccheggiatori: prima gli unni, poi i longobardi e ancora i saraceni; a loro vennero dietro gli abitanti della zona e persino i romani stessi, che da qui portarono via per secoli materiali da costruzione, portali, statue, capitelli e colonne, trasformandoli spesso in calce.
Riscoperta nel 1450, a partire da XVI secolo gli scavi ordinarti dai pontefici – e che videro nei secoli la partecipazione di illustri personaggi, come Pirro Ligorio e G.B.Piranesi – riportarono alla luce alcune parti di quello che aveva resistito allo scempio e che, purtroppo, subirono ulteriori asportazioni anche in seguito. Parte delle statue e dei reperti preservatisi figura oggi tra le collezioni del Museo nazionale romano della capitale. Un museo didattico custodisce, tra gli altri materiali, anche un cospicuo numero di raffigurazioni dei ruderi della residenza imperiale eseguite prevalentemente nel corso del XVIII secolo.
Il modello di riferimento di questo vasto quadriportico, che misura 232 metri x 97, era la Stoà poikìle di Atene. Secondo alcuni studiosi sarebbe stato adibito a ginnasio, a parere di altri invece alla gestatio, ovvero, alla lenta passeggiata dopo il pranzo. Il pecile era occupato al centro da un bacino, destinato a peschiera, che i restauri operati nel 1953 hanno ripristinato; il fianco occidentale del quadriportico poggia su sostruzioni nelle quali erano ricavate le cosiddette Cento camerelle, ambienti su più piani adibiti a magazzini ma anche ad alloggi per gli schiavi.
Il vasto spazio circolare, cui si accede attraverso la sala dei Filosofi (un tempo si credeva che le nicchie accogliessero le statue dei sette Savi greci), ha un diametro di circa 43 metri e consta di un portico ionico che racchiude, oltre un canale scavalcabile per mezzo di ponti mobili, un isolotto tondo.
La forma allungata di questa struttura aveva fatto all’inizio pensare si trattasse di uno stadio, ma la presenza di vasche e perstili, cui si accompagnano mosaici policromi, ha permesso di riconoscervi un luogo di culto.
L’imponente complesso dei bagni è convenzionalmente diviso in due strutture differenti, collegate da un vestibolo poco conservato. Le Piccole terme, forse destinate al pubblico femminile, si dispongono a ovest della curva del ninfeo e conservano, ben riconoscibili, i vani dell’impianto tipico romano, sulla cui facciata si apriva un loggiato con pavimento a tarsie di marmi policromi. Le Grandi terme sono costituite da tre casti locali, due quadrati e uno rotondo, con stanze più piccole all’intorno destinate a massaggi, servizi e cure particolari; altissime e ardite le volte, dalle quali possiamo indovinare, grazie a qualche frammento pervenutoci, la raffinata eleganza del complesso.
E’ un altro dei capricci architettonici originati dai viaggi orientali di Adriano. Canopo era infatti una località di svago e di piaceri nei pressi di Alessandria, sulla destra del delta del Nilo. In una vallatella verdeggiante l’imperatore volle ricreare l’atmosfera dell’Egitto, facendo scavare una vasca di ben 119 metri x 18 che doveva ricordare il canale che collegava Canopo ad Alessandria. Ai lati dell’invaso si disponevano scalinate di marmo sulle quali oggi si trovano calchi di statue e colonne, interrotte quasi a metà da cariatidi e sileni, e banchine, padiglioni e costruzioni imitanti gli alloggi e i lussuosi ritrovi di Alessandria. Al vertice sud-est della vasca è il tempio di Serapide, in realtà un semplice ninfeo preceduto da una sala a emiciclo; si dice che questo luogo di culto fosse dedicato alla memoria di Antinoo, il prediletto che l’imperatore avrebbe affogato per gelosia proprio a Canopo, in un canale del Nilo.
Non vi risiedevano le guardie personali dell’imperatore, ma la struttura, composta da una serie di alte e strette arcate nelle quali erano ricavate celle su tre piani, veniva utilizzata per l’immagazzinamento delle merci.
Qui adriano risiedeva in inverno, in un insieme di tre gruppi di stanze di abitazione e di rappresentanza che si stendevano su 50.000 metri quadri disposte attorno a tre perstili, e che erano tenute calde da un complicato sistema di riscaldamento. Sull’ampia piazza d’Oro, il cui nome deriva dalla straordinaria ricchezza dei reperti ivi rinvenuti, si apre un peristilio ottagonale dai lati concavi e convessi, questi ultimi usati come ninfei. In asse con la piazza è il ninfeo di Palazzo, a pianta semicircolare e forse adibito a triclinium, a ovest del quale si trova la sala dei Pilastri dorici.
Con questo nome viene indicato l’elemento raccordo tra il cuore della villa e le sue aggiunte, sul quale si aprono le Biblioteche greca e latina, strutture su vari piani da interpretarsi forse come triclinii.
E’ un ennesimo omaggio alla Grecia, in particolare alla valle della Tessaglia cara al dio Apollo e qui ricreata scavando il tufo e coronata dall’omonimo padiglione
Oltre il tempietto di Venere, elegante costruzione circolare cinta da colonne doriache e al cui centro è stata posta una riproduzione della Venere di Cnido, e il settecentesco casino Fede, sporge dall’erba con alcuni elementi della cavea e del proscenio.
Per raggiungere Villa Adriana partendo da Roma è possibile prendere l’autostrada Roma-L’Aquila ed uscire all’altezza di Tivoli, seguendo poi i numerosi cartelli stradali per raggiungere il monumento oppure, seguire la Tiburtina per arrivare direttamente in zona. In caso di lavori in corso, consigliamo di prestare la massima attenzione alle indicazioni stradali onde evitare inutili deviazioni. Una volta giunti alla Villa sarà possibile parcheggiare l’auto negli appositi parcheggi, per raggiungere poi, a seguito di una camminata, la residenza imperiale. Il costo del biglietto è indicativamente di 7€ e gratuito per gli over 65 e può essere acquistato prima delle 13 presso le biglietterie presenti nei parcheggi. L’accesso alla Villa è consentito in Inverno fino alle 17 circa.
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Autore: Girando il Mondo
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