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Quel ramo del lago di Como ignorato dal Manzoni
Quel ramo del lago di Como ignorato dal Manzoni
Quel ramo del lago di Como ignorato dal Manzoni

Quel ramo del lago di Como che punta a settentrione fra due catene non interrotte di monti, tutto fiori e ville, viene quasi a un tratto ad allargarsi in un panorama da sballo. Dubbio: forse qualcuno ha già scritto una frase simile. Con tre differenze, però: lui scriveva una storia di epoca barocca, non usava la parola “sballo” e soprattutto parlava dell’altra metà del Lario, quella (aspra e grifagna) in cui si specchia Lecco. Invece qui lo sballo c’è, sul barocco prevale il neoclassico e il ramo in oggetto è quello (dolce e ridente) che bagna Como e sfiora la Svizzera.

Ci sono vari posti per godere il panorama che Manzoni non descrisse perchè guardava al ramo sbagliato. Uno è Tremezzo, paese – belvedere della sponda ovest, che sembra inventato apposta per ammirare la penisola di Bellagio sullo sfondo delle Grigne. O per fare da corollario al parco di Villa Carlotta, superbo paradigma dei giardini all’italiana del Sette/Ottocento, che si stende fuori porta e che vede sbocciare rododendri e azalee prima che altrove. Dove il lago è più largo, infatti, il sole ha più spazio per farsi vivo, quindi l’estate arria in anticipo.

Se si va in quel di Tremezzo a maggio, inevitabile è la tentazione di far colazione all’aperto, tra felci, camelie e azalee. Ma è la scoperta dell’acqua calda, perchè il piacere delle merendesui prati vista-Grigne era già in voga un secolo fa, in quegli anni felicemente irresponsabili e spensierati che vanno sotto il nome di belle époque. Comunque il déjeuner sur l’herbe era un rito part-time; infatti, dopo aver fatto colazione sedendosi per terra, il bel mondo di allora tornava ai lussi indoor di sempre: così familiari, così seducenti e rassicuranti.

Ed ecco che nel 1910, a due passi da Villa Carlotta sorse il Grand Hotel Tremezzo, un gioiello liberty, tutto stucchi, poltrone di broccato, camerieri in guanti bianchi e balconi da urlo, per metà vista-lago e per metà vista-parco. Quanti occhi illustri hanno guardato Bellagio e le Grigne da quei balconi?

Nei primissimi anni furono gli occhi grigio-azzurri di Alessandra D’Assia, per gli intimi Alix, bella e malinconica principessa tedesca, andata in sposta a Nicola II, ultimo zar di tutte le Russie. Quando no ne poteva più dei gelidi inverni di San Pietroburgo, Alix venica a godersi le fioriture precoci del Lario. E soggiornava proprio al Grand Hotel Tremezzo.

Poi vennero gli occhi neri di una svedese di origini meno paludate: tale Greta Lovisa Gustafsson, figlia di un netturbino di Stoccolma e diventat superstar del cinem, nota al mondo con lo pseudonimo di Greta Garbo, alias “La Divina”. Anche lei scendeva al Grand Hotel. E dopo di lei altri vip hanno seguito la stessa strada: fra gli ultimi in ordine di tempo, anche gli attori di Casino Royale, ventunesimo film della serie 007, girato per buona parte alla Villa del Balbianello, che sta alla vicina Lenno come Villa Carlotta sta a Tremezzo.

Oggi il Grand Hotel Tremezzo Palace si avvia a compiere un secolo che in fondo non è tantissimo. Comunque è quanto basta perchè la zarina Alessandra e la “divina” Greta sembrino personaggi di una preistoria lontana. Ancor più lontani, del resto, sembrano i Clerici, i Sommariva, i Sassonia-Meiningen, cioè le dinastie che scrissero la storia di Villa Carlotta e del suo parco fiorito, prima che entrambi passassero all’attuale gestione pubblica. Anche se la belle époque si coniuga ormai al trapassato remoto, l’atmosfera impressionista dei déjeuners sur l’herbe aleggia ancora a Tremezzo e dintorni.

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