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Courmayeur: capitale dell’alpinismo e dell’escursionismo
Courmayeur: capitale dell’alpinismo e dell’escursionismo
Courmayeur: capitale dell’alpinismo e dell’escursionismo
Courmayeur: capitale dell’alpinismo e dell’escursionismo

Courmayeur, situato a 1224 metri sul livello del mare, dal nome indissolubilmente legato al Monte Bianco, si dispone ai piedi del colosso in una bellissima conca di abeti e larici. E’ la Curia Major altomedievale e sede della Corte di giustizia della Valdigne; poi, dalla fine del 600, centro termale assai apprezzato e precocemente dotato di alberghi. Specialmente a partire dalla prima conquista del Bianco, nel 1786, acquisì quell’alone di “capitale” dell’alpinismo e dell’escursionismo di montagna che non avrebbe più ceduto. Oggi, con un’organizzazione turistico-ricettiva di livello internazionale, compete anche sul piano mondano con le più note città della neve d’Europa. Ed è anche sito di svago: lo ricordano il suo noto Carnevale, la tradizionale Festa delle Guide, a Ferragosto, quando le guide in servizio effettuano anche esibizioni; Noir in Festival, il concorso di cinema noir di richiamo internazionale che prende luogo nei primi di dicembre.

Nel centro storico di Courmayeur spicca la chiesa dei Ss. Pantaleone e Valentino che, seppur ricostruita nel 1722, ha origini molto remote; lo prova il bel campanile romanico a cuspide, con monofore, bifore e trifore. Oggetto di un lungo e recente restauro, la chiesa vanta un altare maggiore neoclassico in marmo nero e due pregevoli altari lignei barocchi a colonne tortili. Di interesse, nell’edificio che fronteggia la Parrocchiale e ospita anche l’Ufficio delle Guide, il Museo alpino “Duca degli Abruzzi”, inaugurato nel 1929 e rinnovato a fondo nel 2000: raccoglie su due piani attrazzature, fotografie, diari e altro materiale riguardante imprese alpinistiche e spedizioni, tra cui quella polare di Luigi Amedeo di Savoia duce degli Abruzzi nel 1899-1900.

Sempre nel centro della cittadina merita una passeggiata la via Roma, commerciale e mondana; in una sua traversa, via Puchoz, il Museo transfrontaliero del Monte Bianco offre un’analisi approfondita sull’identità delle popolazioni dell’Alta Savoia e della Valle d’Aosta. Piacevole anche la via Marconi, asse stradale storico che segna il margine urbano orientale, più risparmiato dalle nuove costruzioni. Scendendo poi per via Donzelli si incontra, in piazza Petigax accanto alla Chiesa valdese, la quadrata torre Mallunquin, unico resto di un castello trecentesco della famiglia omonima.

Due brevi itinerari consigliati nei dintorni di Courmayeur:
Negli immediati dintorni di Courmayeur sono consigliate due brevi gite in auto. La prima, verso nord-est, raggiunge Villair, piccola località di villeggiatura dove la strada si biforca: a destra per Plan Gorret, che offre un superbo panorama sul Monte Bianco e sul gruppo del Rutor; a sinistra per Villair Superiore, con tipiche case antiche e la possibilità di una spettacolare escursione a piedi di 2 ore che sale fino al rifugio Bertone, a 1990 metri s.l.m., altro punto strategico dal quale è possibile godere di un’ottima panoramica sulla catena del Bianco, il monte Chétif e il bacino di Courmayeur.

La seconda, dalla parte opposta, punta su Dolonne, nucleo dotato di una cabinovia per Plan-Chécrouit, una pista per sci di fondo e un Fun Park per i bambini. Il borgo ha un ben conservato impianto antico con edifici dai particolari architettonici tardo-gotici.

Da Courmayeur al traforo del Monte Bianco:
Si attraversa dopo un breve tratto la Saxe, con edifici ottocenteschi addossati l’uno sull’altro e un palazzo accanto alla chiesa che accoglie, in due nicchie, i bronzei monumenti a Vittorio Emanuele II e a Umberto I. E’ da qui che si stacca la strada per val Veny. Successivamente vi è Entrèves, ultimo insediamento della Valle centrale, dov’è situata una casa-forte del 1391: un grande edificio in muratura a vista con finestre in pietra non tutte originali. A Entrèves parte anche la funivia della Val Veny, rapidamente collegata al versante Chècrouit. Poco dopo, la statale 26 termina con l’imbocco del traforo del Monte Bianco.

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