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Padova: la basilica di Sant’Antonio
Padova: la basilica di Sant’Antonio

E’ una delle quattro chiese appartenenti alla giurisdizione dello Stato ponteficio, pure non essendo nel suo territorio: oggi vi guidiamo nella Basilica di S. Antonio a Padova, un gioiello dell’arte italiana, oltre che un importante luogo di culto, in cui si recano circa quattro milioni di visitatori all’anno. Il corpo di Sant’Antonio fu seppellito, secondo la sua volontà, nella chiesetta di Santa Maria Mater Domini, poi inglobata nell’attuale Basilica come Cappella della Madonna Mora, in cui sicuramente ha pregato anche il Santo.

Il primo nucleo della Basilica, una chiesa francescana ad una sola navata, risale al 1238, pochi anni dopo la morte del santo francescano, ma altre ricostruzioni si sono succedute fino al 1310 per portare alla meravigliosa struttura complessiva che tuttora ammiriamo.

L’interno della chiesa gotica è riccamente affrescato e i visitatori hanno veramente molto da poter notare ed ammirare. Vari episodi della vita di Sant’Antonio sono oggetto delle opere di Pietro Annigoni, realizzate negli anni ’80, che ad esempio campeggiano nella Cappella delle benedizioni, dove spesso i fedeli fanno benedire oggetti personali. Ovviamente però la maggior parte degli affreschi sono molto più antichi: nella navata sinistra ad esempio ecco La Madonna del Pilastro di Stefano da Ferrara, che risale alla seconda metà del ’300. Posteriori sono gli angeli, gli apostoli e i diademi della Vergine e del Bambino. La Cappella del Santissimo, in stile gotico, ospita ovviamente l’Eucaristia, ma era detta anche Cappella dei Gattamelata: vi sono seppelliti infatti il condottiero Erasmo da Narni, detto appunto il Gattamelata e suo figlio Giannantonio. Un altro capolavoro del Trecento è la drammatica Crocifissione di Altichiero da Zevio, autore anche di alcune scene della vita di San Giacomo. Spettacolare è la Cappella del Tesoro, realizzata in stile barocco a fine ’600 da un allievo del Bernini, Filippo Parodi: vi si trova una balaustrata con sei statue di marmo, al di là della quale ci sono tre nicchie. Il tutto è coronato da cordoni di angeli festanti in stucco, che portano ad una raffigurazione in marmo di Sant’Antonio in gloria. Le nicchie custodiscono reliquie come la tonaca del Santo, le due casse in legno, la cordicella e due sigilli, tre panni di seta rosso-cremisi ricomposti in piviale, i due grandi drappi dorati, la lapide, le monetine e gli anellini. Le reliquie più importanti, però, sono quelle conservate nella nicchia centrale: dopo 700 anni miracolosamente è ancora integra l’impressionante lingua del Santo, considerata pertanto un simbolo della sua opera immortale di predicazione e rievangelizzazione; inoltre ci sono la mandibola del Santo e le cartilagini laringee. In un apposita cappella si trova invece la tomba di Sant’Antonio, di cui ammiriamo ora l’arredo cinquecentesco; da notare sono in particolare nove altorilievi del XVI secolo dietro l’altare con vari miracoli o episodi della vita del Santo.

Le opere più preziose sono però quelle di Donatello, che comprendono nel retro dell’altare La Deposizione, Il miracolo della mula e altri miracoli di Sant’Antonio, e molte altre opere disposte attorno all’altare maggiore da Camillo Boito a fine Ottocento, tra cui un commovente Compianto di Gesù e varie statue a tutto tondo di santi, tra cui spiccano San Francesco, Sant’Antonio, una giovanissima Vergine, dallo sguardo dolente, e un Crocifisso che mostra un Cristo esempio di bellezza, sofferenza e coraggio. Di Donatello è anche il celebre ed imponente monumento equestre in bronzo al Gattamelata, che si trova nella piazza antistante.

Essa è facilmente raggiungibile sia dall’autostrada che dalla stazione o dal piazzale degli autobus.

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