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Magica Praga, un percorso tra storia e leggenda
Magica Praga, un percorso tra storia e leggenda

Itinerario tra i vicoli di Praga, rincorrendo l’anima inquieta di Rodolfo II, il “re pazzo”. Pazzo per l’occulto, l’esoterico, l’astrologia, la magia, l’alchimia. Con la sua corte affollata di menti illuminate ed eccentriche, nel XVI secolo la nuova capitale del Sacro Romano Impero divenne anche la capitale del mistero. Un mistero a lungo indagato e mai del tutto svelato, da respirare ancora in un intrigante percorso tra storia e leggenda. Che conduce anche fuori città e si spinge fino in Moravia.

Una storia ufficiale, documentata e scritta nei manuali, che elegge Praga a città magica, protagonista insieme a Torino e Lione del celebre triangolo europeo di magia bianca. E’ una storia che affonda le radici nel lontano ‘500, ai tempi di Rodolfo II, eccentrico sovrano con una passione per alchimia e magia.
La leggenda narra che in via Liliova, nella Città Vecchia, ogni mezzanotte appare un templare senza testa, in sella al suo destriero bianco. Con una mano stringe le redini, con l’altra il suo capo tagliatogli in vita per una grave colpa. Si dice che in punto di morte abbandonò la fede cristiana e che ora vaga in cerca di chi lo liberi dalla maledizione. Ci riuscirà solo chi sarà tanto veloce e coraggioso da strappargli la spada e trafiggergli il cuore. Per ora, però, dell’impavido eroe nessuna traccia.

Il celebre Ponte Carlo seppe resistere alle numerose inondazioni della Moldava ma quando il sacerdote Giovanni Nepomuceno fu gettato nel fiume, proprio in quel punto crollò l’intera arcata del ponte. Inutili i ripetuti tentativi di ricostruirlo: l’opera dei muratori la notte crollava di nuovo. Un costruttore però si incaponì e, dopo una serie di fallimenti, scese a patti col diavolo promettendogli la vita di colui che per primo avrebbe attraversato il nuovo ponte.

Per risparmiare un’anima innocente, però, pensò di ingannare il demonio liberando, all’alba del giorno dell’inaugurazione, un gallo all’imbocco del ponte. Ma il diavolo fu più furbo: si finse muratore, si precipitò dalla moglie del costruttore e le disse di correre al ponte perché a suo marito era capitato un brutto incidente. Il costruttore non poté fermarla e la notte stessa la poveretta morì con anche il bambino che portava in grembo. Pare che l’anima del piccolo abbia volteggiato a lungo sopra il ponte, emettendo starnuti che i passanti riuscivano a udire. Fino a che un giorno d’istinto qualcuno gli rispose “Salute!” e inconsapevolmente liberò la giovane anima, che poté finalmente volare in cielo.

Il Muro della Fame, nella Città Piccola, racchiude nel suo nome una storia interessante.
Ai tempi di Carlo IV la siccità portò carestia e, di conseguenza, delinquenza. Le carceri esplodevano e allora l’imperatore propose ai disperati che avevano rubato e saccheggiato per sfamare le famiglie un lavoro onesto in cambio non di denaro ma di cibo. Chi accettò fu condotto sulla collina di Petrin per avviare la costruzione della fortezza cittadina. La grande muraglia, conservatasi fino a oggi, sfamò così intere famiglie. Per questo e a causa anche della sua merlatura che ricordava i denti dei poveri affamati, fu battezzata subito Muro della Fame.

Un pomeriggio d’estate, Libuse, Premysl e il loro seguito osservavano il panorama dal castello di Vysehrad. Libuse predisse allora: “Vedo una bella e grande città, la cui fama arriverà fino alle stelle. Nel bosco c’è un uomo che sta scolpendo la soglia (ndr: in ceco prah, da cui Praha ovvero Praga) della sua casa. Lì farete costruire un grande castello e lo chiamerete Praha. Così come davanti alla soglia di una casa chinano il capo il re e tutti i principi, anche i più potenti, un giorno si inchineranno davanti al castello e alla città che crescerà sotto di esso”. Così fu: il castello di Praga fu fatto costruire in quel luogo e divenne sede dei principi e in seguito dei re boemi. Ancora oggi davanti alla bellezza della città che porta il suo nome, si inchinano persone di tutto il mondo.

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