Costruito nel XV secolo dall’imperatore Sigismondo nel timore di un imminente attacco da parte degli hussiti, lo Hrad si presenta come un grosso e brutto parallelepipedo. Per un periodo fu sede della corte degli Asburgo, ma nel 1811 venne distrutto da un incendio scoppiato per colpa di alcuni soldati ubriachi e successivamente ricostruito in regime comunista. La visita del castello inizia in un posto situato alla sinistra rispetto l’ingresso principale, chiamato Klenoty dávnej minulosti Slovenska. La cosiddetta Venere di Moravany, il pezzo di maggior valore, è conservata presso la biglietteria; si narra che la statuetta della fertilità sia stata lavorata in una zanna di mammut circa 22.800 anni prima di Cristo.
Il castello è suddiviso in tre piani: il primo piano è occupato dall’Hudobné múzeum – museo della musica – dov’è possibile ammirare spartiti, registrazioni e strumenti popolari. Al secondo piano viene presentata una mostra di attrezzi rurali e utensili artigianali per la lavorazione del legno e dei metalli. Nell’ultimo piano vengono esposti mobili d’epoca che vanno dagli armadi rinascimentali alle sale da pranzo stile Biedermeier fino ad alcuni arredi del Novecento. Si prosegue poi tra candelabri iridescenti e mostre di orologi. Chi lo vorrà, potrà salire in cima ad uno dei quattro torrioni del castello, in cima alla Korunnà veza.
Dalla cima del castello è possibile scorgere il punto in cui si incontrano tre nazioni e sfortunatamente, anche il quartiere di Petržalka, una distesa di fango e palazzoni di cemento senza neppure un albero; simbolo della nuova nazione slovacca dove risiede un terzo della popolazione di Bratislava. Questo è niente se proviamo ad immaginare l’atmosfera che vigeva fino al 1989, quando del filo spinato e delle torrette di guardia circondavano il tutto. Per dirla tutta, in questo quartiere si registra il più alto tasso di suicidi di tutto il paese, e questo la dice lunga…
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Autore: Girando il Mondo
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