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Parco nazionale delle Everglades: avventura e natura
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Parco nazionale delle Everglades: avventura e natura
Parco nazionale delle Everglades: avventura e natura
Parco nazionale delle Everglades: avventura e natura

Uno degli stati “mitici” degli Usa è senz’altro la Florida. Con 18 milioni di abitanti,  è il quarto più popoloso degli Stati Uniti e vanta città leggendarie come Miami, da sempre simbolo di paradiso per eccellenza. Tra le tante attrattive che la Florida offre, ci sono le Everglades, una regione paludosa subtropicale, situata  nel sud del suddetto stato. Questa zona si estende dal Lago Okeechobee a nord fino alla Baia di Florida a sud ed era un tempo delimitata dalla palude Big Cypress ad ovest e dalla costa atlantica ad est. Nonostante lo sviluppo agricolo l’abbia molto modificata, questa regione costituisce la metà meridionale di un grande spartiacque che sorge nei pressi di Orlando, noto come sistema del Fiume Kissimmee, il quale si scarica nel Lago Okeechobee. Ecco, le Everglades altro non sono che il risultato delle acque rilasciate da questo lago nella stagione umida, le quali danno origine ad un’inondazione annuale, lenta e poco profonda, che può arrivare a 65 km di larghezza ed oltre 160 di lunghezza.

Nonostante, come detto precedentemente, il 50% delle Everglades sia andato perso in favore dell’agricoltura, gran parte del restante 50% è ora protetto da un parco nazionale, il Parco Nazionale delle Everglades, appunto, le cui acque costituiscono una fonte idrica molto importante e utilizzata. Questo territorio, impossibile da esplorare per la fitta copertura della tagliente pianta Erba-sega (saw-grass, Cladium jamaicense), fu penetrato a metà ‘800 da diverse spedizioni dell’esercito degli Stati Uniti per scacciare la tribù degli indiani Seminole, unici presenti nell’area. La bonifica della palude iniziò nel ‘900; nel ’47, il presidente Harry S. Truman emanò l’ordine esecutivo di prosciugare la zona e decise di proteggerne oltre 8.000 km² con l’Everglades National Park.  Quest’area è circondata dalla Big Cypress National Preserve a nord, dalle aree urbane e agricole di Miami, Homestead e Florida City ad est, dagli stretti della Florida e delle Florida Keys a sud, dal Golfo del Messico ad ovest. Per quanto riguarda la flora del parco, siamo davanti ad un esempio di vegetazione rigogliosa e lussureggiante, grazie alla grande fertilità del suolo. Limoni selvatici, aranci selvatici, cetrioli e  querce sempreverdi sono solo alcuni degli ospiti della riserva, uniti ai moltissimi fiori (soprattutto del genere orchidedaceae),  che rendono la zona un paradiso di colori.

Anche la fauna è ricca e variegata, grazie alla presenza di aquile dalla coda corta, fenicotteri dei Caraibi, pellicani e molti altri uccelli e rapaci. Le acque sono poi popolate da lontre di fiume, dagli alligatori del Mississipi e dai coccodrilli americani. Da notare che questo parco è l’unico posto al mondo dove le ultime due specie citate convivono. Se si guarda attentamente, tra la fitta vegetazione si possono scovare anche cervidi e pantere della Florida, che danno un ulteriore tocco di esotismo a questo  ambiente da sogno. L’area in cui ci si imbatte è il classico scenario da film, di cui fino ad ora si faticava a credere l’esistenza. Gli itinerari proposti per visitare il Parco Nazionale, sono innumerevoli e variano a seconda del tempo a disposizione e degli interessi personali di chi vi si addentra. Un buon percorso è quello proposto dal centro Visitatori Shark Valley, che si estende per 10 km, può essere fatto a piedi, in bicicletta o in bus e vanta numerose torri di osservazione. Altra meta impedibile, riservata ai coraggiosi, è l’Alligator Farm, una sorta di fattoria che, invece di allevare bovini e suini come consuetudine, mostra le varie fasi di crescita degli alligatori, inscenando anche piccole dimostrazioni di come questi si nutrano e vivano.

Da qui partono anche le “Airboat”, sorta di chiatte che vagano in mezzo alla palude  e permettono di vedere da vicino fantastici scenari. Unica ammonizione per chi affronta quest’emozionante tour è quella di non sporgere le braccia, perché il rischio che un alligatore vi scambi per una succulenta tartaruga, è alto. E’ bene tenere presente che il clima, in questa zona, è sempre caldo e umido e che la stagione più adatta per visitare il parco è quella secca, da metà dicembre a metà aprile. Durante la stagione delle piogge, a causa delle temperature e dell’umidità troppo elevate, unite alla presenza di zanzare, la visita risulterebbe più impegnativa. Sostanzialmente, la riserva comprende due grandi centri per turisti: Flamingo e Royal Palm, uniti però a vari spazi per campeggi e picnic, così come hotel, motel e ristoranti. Per uno spuntino tipico della zona, famoso è lo storico locale “Robert Is Here”, autore di un rinomato frappè al lime e di composizioni di frutta esotica che lasciano sbalorditi occhi e palato. Per farla breve, una tappa alle Everglades, soddisfa ogni esigenza. Non rimane che inforcare lo zainetto e partire!

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