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Machu Picchu: sulle tracce della città perduta
Machu Picchu: sulle tracce della città perduta

Una delle civiltà precolombiane ad aver lasciato i maggiori segni della sua presenza è senz’altro quella degli inca. Oltre ad essere tra i più rilevanti popoli nativi americani, gli inca diedero vita all’impero precolombiano più vasto del continente americano, il quale era localizzato nell’attuale Perù e si sviluppò in un lasso temporale che va dal XIII al XVI secolo. Questo popolo è famoso  per le numerose annessioni territoriali pacifiche effettuate, che l’hanno portato ad estendere notevolmente i suoi domini, riuscendo ad unificare la maggior parte dei territori occidentali dell’America del Sud e arricchendosi, di volta in volta, delle diverse culture dei popoli  conquistati. Nonostante ciò, a  tutte le civiltà che passavano sotto il controllo di quella inca, venivano imposti la religione e l’idioma dell’impero.

La dimostrazione della grandiosità di questo popolo è perfettamente incarnata da Machu Picchu, un sito archeologico situato in Perù e facente parte dal 2007 delle Sette meraviglie del mondo. Questa zona archeologica è ubicata esattamente nella provincia di Urubamba, nella regione peruviana di Cusco, il cui attuale capoluogo, l’omonima città di Cusco, era un tempo la capitale assoluta dell’intero impero inca. Il nome Machu Picchu, che al nostro orecchio può risultare un po’ buffo, deriva dai termini quechua (antica lingua inca), machu (vecchio) e pikchu (cima o montagna). Come detto precedentemente, questa località è famosa per le sue imponenti rovine, che sono inserite all’interno di un’area protetta, chiamata Santuario storico di Machu Picchu, il quale  custodisce moltissime specie biologiche in pericolo di estinzione e vari siti incaici.

Da sempre, attorno alla città aleggia il mistero, tanto che viene chiamata “la città perduta”, in quanto è rimasta nascosta agli occhi della stragrande maggioranza dell’umanità per centinaia di anni e fu scoperta solo il 24 luglio 1911 da Hiram Bingham, un professore di Yale. L’esploratore era alla ricerca di un’altra città mitologica, ma la leggenda vuole che un bambino gli abbia indicato la presenza di Machu Picchu e da lì, cominciarono le opere di disboscamento per far riemergere le sue meravigliose rovine. A conferma che la città fosse sconosciuta, ci sono anche le cronache del XVI secolo e quelle dei conquistadores, che non hanno mai fatto accenno all’esistenza di questo villaggio. L’itinerario più spettacolare per raggiungere Machu Picchu è senza dubbio il percorso a bordo dello storico treno di lusso firmato Orient-Express. La partenza si svolge alla stazione di Paroy, una località a 10 km da Cuzco. Il percorso offerto da questa storica ferrovia dura circa 3 ore e mezzo e offre scenari veramente particolari, offrendo allo spettatore un’ampia visuale, che va dalla fitta vegetazione tropicale alle altissime vette innevate.

La strabiliante corsa termina alla stazione di Machu Picchu, dove, otto chilometri dopo, percorrendo una ripidissima strada sterrata, ci si trova davanti alle rovine della città perduta. La prima cosa che salta all’occhio è che Machu Picchu comprende una zona agricola ed una urbana, divise una dall’altra da un muro di 400 metri ricoperto di folta vegetazione. La zona urbana è a sua volta suddivisa in due settori, la parte alta, detta Hanan, e la parte bassa detta Hurin. Già dall’inizio, si capisce che quello in cui si va imbattendosi è un luogo del tutto particolare, che conserva molti segreti mai celati e che forse nessuno riuscirà mai a scoprire. La porta della città, infatti,  presenta una forma rettangolare e non trapezoidale come il solito, così come le pietre sono ben squadrate e portano i segni di lavorazioni successive. Oltre  l’ingresso si trova la parte più importante, ovvero la cittadella, dove svetta il Tempio Maggiore, un edificio caratterizzato da pareti lavorate finemente e nicchie perfettamente distanziate tra loro. Sulla destra del tempio è situato il Palazzo delle tre finestre, una bassa costruzione che, come si può dedurre dal nome, vanta tre finestre e due nicchie.

Attraverso una scalinata si giunge a quella che prima abbiamo visto essere la parte alta della città, la Hanan, dove è localizzato l’Intiwatana, un prisma quadrangolare con funzioni astronomiche. A valle di questa collina c’è un grande spazio aperto: la piazza. Dall’altra parte della città è sita invece la Hurin, o città bassa, non solo in senso letterale, ma anche perché era il centro abitativo delle classi sociali inferiori, come si  può tuttora notare dalle case accantonate l’una con l’altra. Testimonianza eccezionalmente ben conservata è la casa dei mortai, così chiamata per la presenza di due mortai ricavati nella roccia di base.La prima cosa che Birgham scoprì di Machu Picchu è il tempio del Sole, una costruzione di forma cilindrica aperta su un lato, che, nella parte sottostante, presenta una regolarizzazione della roccia che sostiene la struttura e che potrebbe essere un altare alla divinità della terra. Anche l’interno del tempio è caratterizzato da uno strano macigno, probabilmente con funzione sacra. Alle spalle di questa costruzione sono posti invece numerosi pozzetti, forse bagni per abluzioni rituali. Altro luogo misterioso è quello che qualcuno ha voluto chiamare carcere e che si caratterizza per la presenza di una roccia ben lavorata al fine di prendere le sembianze di un Condor.

L’atmosfera di mistero che si respira in questo luogo è molto intensa. Ancora oggi si può notare come la città sia stata edificata in sintonia con la natura, per la quale i suoi costruttori avevano un grande rispetto. Gli stessi possedevano anche ampie conoscenze architettoniche, mostrando una grande abilità nell’uso degli spazi, al fine di ottenere il massimo rendimento. A parole, si possono descrivere le rovine e ciò che di oggettivo giace in questo luogo, ma l’emozione che si prova nel visitarlo, quella è indescrivibile!

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