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Il poeta indiano Rabindranath Tagore ha descritto il Taj Mahal come “una lacrima di marmo ferma sulla guancia del tempo“. Queste parole sembrano descrivere la bellezza eterna di questo monumento situato nelle campagne di Agra, nel cuore dell’India settentrionale. Il colossale monumento fu fatto erigere nel 1632 dall’imperatore Shah Jahan come residenza funebre per la sua amata moglie Mumtaz-i-Mahal, che in persiano significa “la luce del palazzoâ€, morta di parto dopo aver dato alla luce il loro 14° figlio. Si narra che l’imperatore, distrutto per la morte della sua amata moglie e ancora follemente innamorato di lei, decise di far costruire questo imponente mausoleo a testimonianza del suo amore eterno verso la donna.

Per quanto riguarda la paternità vera e propria della costruzione, purtroppo non si hanno notizie certe visto che nel corso del tempo questo mausoleo è stato attribuito alle mani di un architetto italiano, un francese, uno persiano ed uno turco. Osservando bene i 4 snelli minareti, leggermente pendenti da un lato, che inquadrano la struttura del mausoleo, però, non si può fare a meno di notare una certa somiglianza con la nostra Torre di Pisa. Giungendo davanti il Taj Mahal, ciò che colpisce di più è il suo stupendo giardino a forma quadrata. Esso è percorso in tutta la lunghezza da un piccolo stagno le cui acque, riflettendo l’immagine del monumento, creano stupendi giochi d’acqua. Lo stagno divide il giardino in 2 quadrati più piccoli, percorsi a loro volta da alcuni vialetti che danno vita a 4 giardini quadrati ancora più piccoli. Tutto ciò per comunicare un senso di simmetria e perfezione.

Le pareti di marmo bianco dell’edificio sono abbellite da numerosi motivi stilizzati ed incisioni calligrafiche nel rispetto delle tradizioni musulmane che non consentono la riproduzione di forme viventi e della figura umana. La forma dell’edificio interno è ad ottagono e la parte centrale del mausoleo è sovrastata da una stupenda cupola la cui forma, secondo antiche leggende, sembra che derivi dai grossi ammassi di fieno a forma di bulbo che caratterizzano la campagna di Agra.

Al centro esatto dell’edificio è posto il sarcofago della “favorita” Mumtaz Mahal illuminato da otto punti luce. Al suo fianco c’è il sarcofago del suo amato Shah Jahan, l’unico elemento che spezza la simmetria di tutto il complesso. A quanto sembra ciò è dovuto al fatto che alla morte dell’imperatore, suo figlio e successore Aurangzeb Jahan, non abbia voluto rispettare le ultime volontà paterne che stabilivano la costruzione di un altro mausoleo oltre la sponda del fiume, collegato al Taj Mahal con un ponte d’argento, decidendo di seppellire suo padre vicino a sua madre. Da notare, comunque, che entrambi i sarcofagi sono cenotafi cioè privi del corpo del defunto, conservato nella parte sottostante del mausoleo.

Ad ornare il sarcofago dell’imperatore, più grande rispetto a quello di Mumtaz Mahal, c’è un calamaio, mentre quello della sua amata è abbellito con la riproduzione di una penna: la leggenda vuole che il calamaio venisse usato dall’imperatore per scrivere i desideri della sua anima innamorata sul cuore della sua amata regina.

Autore: Valentina Coppola

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