Ronchamp è un piccolo comune della Francia, situato nella regione della Franca Contea, sede di una delle più belle opere architettoniche moderne: la chiesa di Notre-Dame du Haut, uno degli ultimi edifici realizzati dall’architetto Le Corbusier. Realizzata quasi totalmente con i materiali di recupero provenienti dai resti di una precedente chiesa lì situata e distrutta dai bombardamenti della seconda guerra mondiale, i lavori per il suo innalzamento iniziarono nel 1950 e terminarono 5 anni dopo.
La particolarità di questo edificio religioso è la sua forma che, realizzata secondo i canoni del brutalismo architettonico, ha suscitato non poche critiche dopo la sua costruzione. Riportando le parole stesse del suo autore, la forma di questa cappella rappresenta “un gioco sapiente, corretto e magnifico dei volumi composti sotto la luce”. La luce è, quindi, la vera protagonista di quest’opera d’arte. Nonostante le sue forme sinuose lascino l’idea di una realizzazione libera, ogni singolo elemento è stato matematicamente studiato dall’autore e realizzato secondo le rigide regole geometriche del suo sistema proporzionale chiamato “Modulor”.
Ogni apertura, ogni singolo dettaglio non è lasciato al caso ma studiato minuziosamente al fine di armonizzarsi con l’ambiente naturale circostante e dando vita ad una manifestazione poetica e dolce della fede stessa.
Dal punto di vista architettonico ciò che distingue questo edificio religioso dagli altri è, in primo luogo, la mancanza di una facciata dominante rispetto alle altre: tutte le facciate sono armoniche e lineari tra di loro.
Esse presentano delle piccole aperture realizzate “a manica d’aria” per poter raccogliere la luce dall’esterno ed indirizzarla verso l’interno. La facciata meridionale, poi, è dotata di vetri colorati che, colpiti dalla luce, creano all’interno un suggestivo gioco di luci e colori. Un altro elemento architettonico particolare è la copertura. Tradizione vuole che l’architetto si sia ispirato per la sua realizzazione ad un guscio di granchio che per diversi mesi ha troneggiato sul suo piano di lavoro.
Entrando all’interno della chiesa e osservando il tetto, si può notare che esso non poggia direttamente sulle pareti, troppo sottili e fragili per poterne reggere il peso, ma su alcuni pilastri in cemento armato realizzati ad intervalli regolari che sembrano emergere dalle pareti stesse. Il piccolo spazio vuoto tra il tetto e le pareti, insieme alle aperture delle finestre piccole all’esterno e grandi all’interno, contribuiscono a creare stupendi giochi di luce.
Osservando i vetri delle finestre, ci si accorge che essi riportano le parole dell’Ave Maria scritte dalla stessa mano di Le Corbusier come se l’artista avesse voluto, in questo modo, lasciare un segno tangibile della sua intima spiritualità. Tra il verde delle colline e l’azzurro del cielo di Ronchamp, questa piccola cappella sembra essere stata realizzata dalla natura stessa come manifestazione elevata di fede e spiritualità.
Autore: Valentina Coppola
Tags: Corbusier • Notre-Dame du Haut • Ronchamp
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