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Soprannominata dagli americani Miss Liberty, la Statua della Libertà è uno dei simboli più emblematici della Nazione. Rappresenta – come ci suggerisce il nome – la libertà, sia essa politica, che di parola, che intensa nel senso più lato del termine, attraverso la figura della dea della libertà che calpesta le catene della schiavitù.

L’idea di costruire una statua che simboleggiasse questo concetto venne, nel 1865, al repubblicano francese Edouard de Laboulaye che, con lo scultore Frédéric Auguste Bartholdi, raccolse i 250.000 dollari necessari alla costruzione dell’opera, completandola in qualche anno. Una volta terminata, la statua rimase a Parigi finché non furono raccolti i fondi necessari perché fosse trasferita in America: trasferimento che avvenne nel 1886, in presenza dell’allora presidente degli Stati Uniti, Cleveland, e del Bartholdi.

Ma parlando dell’aspetto puramente esteriore: la statua poggia su un piedistallo con zoccolo dorico, sormontato su una loggia neoclassica in cemento armato e granito; è alta 93 metri (compresa la base) e pesa 225 tonnellate. La dea è realizzata con un’armatura di acciaio rivestita di tavole di rame, e sul capo presenta un diadema a sette raggi, che simboleggia la libertà nei sette mari e continenti. Con la mano destra solleva quello che è da molti considerato il simbolo della statua stessa, cioè una fiaccola, mentre sull’altra mano è poggiata la Dichiarazione d’Indipendenza, con dentro incisa la storica data del 4 Luglio 1776.

Ma tutto questo ha anche un interno, la Statue Story Room, un museo in cui si trovano documenti e fotografie sulla storia del monumento, oltre che informazioni sulla vita dello scultore. Il 3 ed il 4 Luglio 1986, in occasione dei cento anni della statua, venne eseguito un costoso restauro di tre anni, durante il quale la vecchia fiaccola venne sostituita con una nuova, laminata in oro. Oggi, la statua si erge sulle rovine di un’antica fortezza ottocentesca sulla Liberty Island, un isolotto roccioso, dominando New York con la sua fiamma di libertà.

Autore: Giovanni Biasi

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