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Alle falde del Kilimangiaro: viaggio tra la natura selvaggia
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Alle falde del Kilimangiaro: viaggio tra la natura selvaggia
Alle falde del Kilimangiaro: viaggio tra la natura selvaggia
Alle falde del Kilimangiaro: viaggio tra la natura selvaggia
Alle falde del Kilimangiaro: viaggio tra la natura selvaggia

Con i suoi 5.895 metri è la più alta montagna africana e uno dei vulcani più alti al mondo: il Kilimangiaro sorge nella Tanzania nord-orientale, al confine con il Kenya ed è precisamente uno stratovulcano con tre coni vulcanici, lo Shira, il più antico (3962 m), il Kibo, il più recente e quello che comprende il punto più elevato, e il Mawenzi (5149 m). Tra il Kibo e il Mawenzi c’è un pianoro vulcanico di circa 3600 ettari, nota come Sella dei Venti, che rappresenta la più ampia area di tundra di altura del continente.

La sommità del vulcano è ricoperta da un ghiacciaio perenne, detto ghiacciaio di Rebmann.

L’esatto significato del nome del monte è sconosciuto ma si ipotizza che possa essere la combinazione di due parole, kilima in lingua swahili, che significa “montagna” e njaro forse non in lingua swahili, che potrebbe indicare una bianca luminosità (oppure significare “carovana”). Il picco più alto, oltre al nome Kibo, porta anche quello di Uhuru, che in lingua shawili significa “libertà” ed è un riferimento all’indipendenza conquistata dalla Tanzania nei confronti della Gran Bretagna nel 1961.

Una delle particolarità del Kilimangiaro è quella di non far parte di alcuna catena montuosa, ma di essere un singolo vulcano che sorge nel bel mezzo del paesaggio africano.

La montagna è sede di un Parco nazionale, incluso tra i beni Patrimonio dell’umanità dall’Unesco dal 1987, che si estende per  756 km². Il suo ingresso principale, il Marangu Gate, si trova a circa 30 km dalla città di Moshi. La vegetazione del Kilimangiaro è molto affascinante: man mano che l’altitudine cresce, le sue caratteristiche cambiano completamente e si passa dalla foresta pluviale alla brughiera, al deserto d’alta quota ed infine alla zona sommitale, coperta dalle nevi.

Nella foresta pluviale ci sono alberi ad alto fusto che a volte ricoprono completamente i sentieri, formando suggestive foreste a galleria. Nel versante nord e ovest del monte, si possono trovare anche alti ginepri e due specie di olivo. Gli alberi si diradano alle quote più elevate: non ci sono infatti piante ad alto fusto nella brughiera, dove però si possono ammirare altre specie vegetali che creano effetti cromatici molto gradevoli grazie a fiori gialli, rosa, rosati, bianchi o persino grigio-argentati. Nel deserto d’alta quota, che si estende dai 4000 ai 5000 metri, si trovano soprattutto muschi, licheni ed alcuni ciuffi di pentaschistis minor, detta “erba del deserto”. Poche specie vegetali sopravvivono invece alle temperature rigide delle vette (possono raggiungere anche -30° C).

Tra gli animali che si possono ammirare nel parco del Kilimangiaro ci sono invece centinaia di elefanti, bufali neri, leopardi, babbuini, antilopi, roditori e pipistrelli. Tra le 180 specie di uccelli che popolano la zona, tipico quasi esclusivamente di questa regione è lo storno di Abbot. Inoltre vivono qui due tipi molto rari di farfalle, la Papilio sjoestedti, detta anche Kilimanjaro swallowtail, e una sua sottospecie di colore nero.

Per scalare il monte è possibile seguire vari sentieri; il Mweka è il più breve, ma anche il più ripido e pericoloso. Sono organizzate escursioni molto suggestive sul sentiero di Machame, che offre i panorami più fascinosi, ma poche possibilità di riparo. I pernottamenti su questa via della grande montagna sono di solito previsti infatti in tende simili agli igloo a due posti. La via più battuta dagli amanti del trekking è invece la Marangu Road, percorribile per intero in non meno di sei giorni. Qui sorgono rifugi molto semplici con cucine comuni, dove ogni gruppo di turisti può prepararsi da mangiare utilizzando le proprie scorte di cibo; essi diventano sempre più spartani col crescere dell’altitudine.

Attenzione al cosiddetto “mal di montagna”, che con sintomi quali mal di testa, insonnia, inappetenza può colpire oltre i 3.500 metri circa. Arrivati a queste quote, meglio fermarsi per una pausa di acclimatamento e dedicarsi a passeggiate tra i paesaggi mozzafiato che il Kilimangiaro offre, cominciando ad avventurarsi solo gradualmente sui 4000 metri. Per arrivare fino in cima è necessario avere una buona resistenza fisica e qualche esperienza precedente ad alta quota.

Emozionante può essere vedere il sole sorgere sulla cima ghiacciata.

Di solito si consiglia di visitare il Kilimangiaro nel periodo che va da luglio ad ottobre, oppure nei mesi di gennaio e febbraio. Infatti da novembre a gennaio si estende la stagione delle piccole piogge, mentre da marzo a giugno quella delle lunghe piogge.



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