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Accorciare i tempi di volo con le correnti aeree
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IN AEREO come in barca a vela, le condizioni ideali per la navigazione si hanno quando c’è un buon vento in poppa, capace di accorciare i tempi di volo, soprattutto durante i viaggi più lunghi, di diverse decine di minuti. Contenti i passeggeri, che arrivano prima a destinazione, ma contente anche le compagnie aeree, che possono realizzare notevoli risparmi.

I flight dispatch, che sono gli addetti alla pianificazione dei voli, lo sanno bene, e confrontano tra loro rotte e quote diverse prima di produrre il piano di volo definitivo: a volte conviene fare più strada pur di sfruttare gli effetti del vento. Tuttavia ci sono delle situazioni in cui il vento in coda (equivalente aeronautico del marinaresco vento in poppa) non è per niente gradito: i decolli e gli atterraggi si fanno di preferenza controvento, e se proprio questo non è possibile, per questioni legate al traffico aereo o alla presenza di ostacoli, ci sono comunque dei limiti massimi oltre i quali non si può assolutamente decollare o atterrare.

Perfino durante la progettazione di nuovi aeroporti si tiene conto dei venti dominanti prima di decidere l’orientamento da dare alle costruende piste. Controvento, dunque, e più ce n’è (purché sia teso e non a raffiche) e meglio è, perché la velocità alla quale un aereo si leva in volo, la “velocità di rotazione”, quella alla quale si comincia a staccare il carrello anteriore dalla pista, non si misura con riferimento al terreno, ma alla massa d’aria nella quale ci si muove.

E se la massa d’aria in questione, per conto suo, investe frontalmente l’aereo, questo, ancor prima di iniziare la corsa di decollo, avrà comunque una certa velocità rispetto all’aria, proprio come se, spinto dai motori, si stesse già muovendo.

Al limite, se il vento soffiasse con una forza superiore a questa “velocità di rotazione”, basterebbe solo alzare un po’ il muso per staccarsi da terra anche ad aereo completamente fermo, che è poi quello che succede nelle gallerie del vento dove, non potendo far muovere l’aereo (o il bolide di Formula Uno), gli si soffia contro l’aria ottenendo esattamente gli stessi effetti aerodinamici.

Articolo di Pietro Pallini, pilota di voli intercontinentali.



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