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Girando per la città e visitando i Musei. Quinto giorno!
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Anche quest’oggi, fortunatamente, splendeva il sole. Il programma per quest’oggi prevede varie cose interessanti da visitare, tra le quali il museo di Van Gogh, la casa di Anna Frank ed il giardino botanico. Anche i biglietti per il giro in barca attraverso i canali della città, acquistato qualche giorno fa, è rimasto ancora inutilizzato…
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Dopo aver fatto colazione con latte al cioccolato e plumcake olandesi allo yougurt, ci siamo avviati verso piazza Dam. Di passaggio con il tram, precisamente a 20 metri dalla fermata di Van Barlestraat su Museumplein, si trova il Van Gogh Museum, sempre affollatissimo. Fortunatamente la coda è abbastanza scorrevole e decidiamo di aspettare un po. Il biglietto d’entrata costa 10 euro a persona ed all’ingresso, è possibile lasciare giacca, borza o ciò che potrebbe risultarci fastidioso durante la visita in un apposito rispostiglio incluso nel prezzo. All’interno del museo, il sistema di sicurezza è notevole. Guardie, telecamere, sensori di movimento, sensori vari su porte e finestre, metal detector all’entrata e controllo obbligatorio da parte di una guardia di ogni borzetta che dovrebbe eventualmente entrare. Era curioso come senza problemi, la guardia curiosasse nelle borze delle donne, mettendo le mani ovunque. Ma purtroppo, se si vuole entrare, cosi funziona. Niente da dire sul museo, ben fatto, guide acustiche disponibili per ogni opera, numerosissime tele e scritti originali dell’artista. Parlando da profano d’arte però, è stato per me un po seccante. Se proprio vogliamo dirla tutta, sono entrato solo perchè Franca ama l’arte, ed era particolarmente anziosa di ammirare le opere del maestro.

Usciti dal museo, risultava quasi obbligatoria una passeggiata tra i verdi prati di Museumplein, una grande zona verde nel cuore della città. Come per Vondelpark, anche qui numerosi ragazzi giocavano a pallone, leggevano libri, passeggiavano o praticavano altri sport; si perchè al centro di questo parco sono presenti una pista all’aperto per il pattinaggio sul ghiaccio, un campo da basket ed una pista per skateboard e rollerblade. Dopo esserci goduti le numerose acrobazie che i ragazzi riuscivano a compiere sui loro roller, abbiamo acquistato qualche souvenir in un vicino negozietto. Era quasi ora che comprassimo qualche pensierino anche per gli amici no? Souvenir in tasca, proseguiamo verso piazza Dam per pranzare e visitare i restanti musei in lista.

Girando tra le strade del centro, finiamo su uno dei tanti moli d’attracco per le barche turistiche. Avendo ancora a disposizione un giro turistico già pagato giorni fa, pensiamo che questo potesse essere il momento giusto per utilizzarli. Ora o mai più, quindi, saliamo a bordo. Il tempo di riempire l’imbarcazione, e si parte. Il giro è durato un’ora circa ed abbiamo avuto la possibilità di ammirare meglio le case storte di amsterdam, le case galleggianti ormeggiate lungo alcuni canali del centro, numerosi monumenti e particolari della città che fino ad ora ci erano sfuggiti camminando. Il tutto, minuziosamente descritto da una soave voce femminile in bilingua. Inglese e Francese.

La lista delle cose da visitare è stata dimezzata, ma restano ancora da visitare la casa di Anna Frank ed il giardino botanico. Dediamo di procedere verso quest’ultimo essendo più facilmente raggiungibile. Tram numero 9 perso Plantage e fermata a pochi passi dal giardino. Dirigendoci verso l’entrata, imbattiamo in due ragazze che si erano appartate dietro un muretto, sghignazzando ed amoreggiando, non curanti dei vari passanti. Trovato l’ingresso, restiamo di stucco. Tutto chiuso. Leggendo un cartello appeso sulla porta e guardando l’orologio, ci accorgiamo di essere arrivati con un ora di ritardo. Di sabato, il museo chiude verso le 5 di pomeriggio. Qualche cosa siamo riusciti a vederla dall’esterno, essendo le varie cupole trasparenti, ma l’effetto non è lo stesso, e poi, eravamo ansiosi di entrare nel “Giardino delle Farfalle” dove numerose specie svolazzano allegramente…

Nel mentre, avevamo perso molto tempo, il sole era quasi calato ed il museo di Anna Frank stava per chiudere. Non avremmo mai fatto in tempo. A malincuore, torniamo quindi in hotel per lavarci e rinfrescarci. Per cena, questa sera, volevamo concederci il “lusso”. Un ristorante. Camminando per la solita piazza Dam, incappiamo in un ristorante italiano: “La Piazza“. Entriamo e ci accomodiamo in un angolo, nel frattempo, un gatto gironzolava tranquillamente per il locale…ok…
Dopo uno sguardo al menù, il proprietario del locale ci consiglia di assaggiare la pizza margherita, disponibile anche con mozzarella olandese, oppure un buon piatto di lasagne. Decidiamo di assecondarlo, prendendo una pizza margherita con prosciutto cotto e mozzarella olandese extra, ed un piatto di lasagne italiane. Beh, al contrario del ristorante argentino dell’altra sera, siamo rimasti veramente molto delusi. Se questo locale rappresenta l’ottima cucina italiana, io potrei essere l’inventore della lampadina. La pasta della pizza era secca, appiccicosa e farinosa. La mozzarella, olandese, era davvero ottima. Il pomodoro insipido. In definitiva una porcheria di pizza, che di italiano aveva solo il nome. Fortunatamente non sono napoletano, altrimenti credo che avrei rispedito al mittente quella cozzaglia di ingredienti olandesi. La lasagna, direte voi, sarà stata buona…no. Anche la lasagna era orribile. Servita in un bollente piatto di terracotta, aveva l’aspetto di uno spezzatino. Non si vedeva l’ombra di una sola sfoglia, era tutto tritato. L’occhio vuole la sua parte, ma ci si può passare sopra se almeno il sapore riuscisse a rimpiazzare quello che l’estetica toglieva. Invece no. Prima di chiedere il conto per darcela a gambe, ordiniamo un buon caffè italiano. Questo, avendo notato la macchina per preparare i caffè di fabbricazione nostrana, l’aspettavamo buono. Sfortunatamente non abbiamo potuto berlo subito datosi che qualcuno ha avuto la brillante idea di versare il caffè bollente in tazzine di sottile vetro senza manico. E come dovremmo berlo? Sorseggiandolo con il cucchiaino? Paghiamo il salato conto e fuggiamo.

Passeggiata per il centro, quartiere a luci rosse, bulldog tra skunk e polom e facciamo tappa in un’invitante pasticceria dove ad attenderci ci sono i dolci già provati qualche sera fa. Strawberry and cream. Una costosa delizia. Sazi e stanchi, torniamo in hotel per goderci l’ultima notte di sonno olandese. Domani, partenza alla volta di Roma, Italia.



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